LIONEL BOVIER: INNOVAZIONE CONTEMPORANEA AL MAMCO DI GINEVRA

Il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Ginevra, chiamato da tutti semplicemente MAMCO, è il palcoscenico per le più innovative tendenze artistiche, locali e internazionali, insieme al vicino Centre d’Art Contemporain.
L’edificio e le attività del MAMCO sono diventate il cuore pulsante del Quartier des Bainsche, dall’apertura del museo nel 1994, si è andato a poco a poco costruendo tutt’intorno: numerose gallerie, ristoranti, negozi e bar hanno partecipato alla riconversione dell’ex aerea industriale in polo culturale. Questo ha creato un microcosmo dinamico per il pubblico dell’arte e per i professionisti, oltre ad aver dato vita a uno dei quartieri più interessanti e all’avanguardia da visitare a Ginevra.

6.Lionel-Bovier

5.MAMCO

IL DIRETTORE LIONEL BOVIER SI RACCONTA

Abbiamo fatto qualche domanda a Lionel Bovier, alla direzione del MAMCO da solo un anno e mezzo, ma che ha già raggiunto traguardi importanti, come le ultime acquisizioni per la collezione del museo.
Quando sono arrivato, il lavoro era già a buon punto, ma ammetto di essere molto orgoglioso di aver portato al MAMCO quella generazione di artisti che, all’inizio degli anni 2000 a New York, ha sviluppato un modo radicalmente nuovo di considerare l’immagine nell’età del digitale” afferma Bovier. Nomi quali Wade GuytonSeth Price e Kelley Walker sono stati, infatti, i protagonisti delle mostre organizzate da quando Bovier ne è alla guida.

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IERI E OGGI

Il MAMCO è il risultato di un’iniziativa promossa a partire dagli anni Settanta da un gruppo di appassionati d’arte contemporanea di Ginevra, che ritenevano che la città avesse bisogno di un museo dedicato, vale a dire un luogo per accogliere –e raccogliere- gli artisti e i loro progetti, sviluppando parallelamente anche una collezione propria.
Oggi, pittura, scultura, installazioni, video e fotografia, occupano i quattro piani del MAMCO che, mostra dopo mostra, porta avanti la sua missione, come ci racconta Bovier: “Se da una parte, attraverso le mostre temporanee, mettiamo in scena uno sviluppo narrativo delle espressioni degli ultimi decenni, dall’altra continuiamo a essere un laboratorio per la storia dell’arte più recente.” E continua: “I 3500 m2 di spazi espositivi, la flessibilità della sua struttura, il susseguirsi di esposizioni, la semplicità dell’architettura e la natura sperimentale delle sue attività, rendono questo posto un museo unico e in continuo divenire”.

UNA COLLEZIONE IN PROGRESS

Le parole del direttore sottolineano bene il carattere spiccatamente innovativo del MAMCOche in questi anni ha presentato un susseguirsi di mostre temporanee alternative, portando al grande pubblico la propria collezione, presentata ogni volta con un approccio diverso.
Tre volte all’anno proponiamo un gruppo di mostre che, dall’esterno, possono sembrare slegate tra loro, ma che noi concepiamo come un’unica esposizione “globale”. È un modo per riproporre e rileggere le opere già presenti in collezione, e al tempo stesso arricchirla di volta in volta con nuove acquisizioni” spiega Bovier.
Data l’origine privata del MAMCO, all’inizio le opere del fondo erano meno di 100 mentre ora sono oltre 3000. “Negli ultimi anni le donazioni e le acquisizioni sono aumentate esponenzialmente, tanto che oggi possiamo vantare lavori di grandissimi artisti come Franz Erhard Walther, Marcia Hafif, Guy de Cointet, Siah Armajani, Royden Rabinowtich, Nam June Paik, ma anche di John Armleder, Sylvie Fleury, Olivier Mosset, John Miller e Sherrie Levine” aggiunge il direttore.

ESPOSIZIONI AL MAMCO

Fiore all’occhiello delle esposizioni di questa stagione è la prima retrospettiva europea di William Leavitt, un artista californiano della generazione di Allen Ruppersberg e Bas Jan Ader. In stretta connessione, sugli altri piani, sono in corso nuove monografiche dedicate a Martha Rosler, Allen Ruppersberg, Gordon Matta-Clark, e Adrian Piper, oltre ad una mostra sul movimento della “Narrative Art” degli anni ‘70, che mette in scena molte delle opere del museo.

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IL FUTURO DI GINEVRA

Il MAMCO è ospitato all’interno di un edificio industriale che, ci confida Bovier, spera di riuscire presto a far ristrutturare, potenziandolo anche con nuove funzionalità.
Sarà questa la sua prossima sfida, insieme all’ampliamento costante della collezione del museo: “Dedicherò la stessa energia per acquisire opere significative di William Leavitt e di altri artisti già presenti nel nostro fondo, come Silvia Kolbowski”.
Ginevra svela così il suo volto più contemporaneo, grazie a un quartiere e a un museo che non hanno paura di reinventarsi e di tendere al futuro.

Articolo pubblicato sul magazine online Arte.it

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